All’ombra dei giganti – 4

Cari amici, ben ritrovati. Questa volta per soddisfare la nostra insaziabile fame di gemme letterarie d’autore ci azzarderemo a compiere un agile furto con scasso nella dimora di un grande del noir: il recentemente scomparso Elmore Leonard. Per farlo abbiamo scelto un sua breve ma assai intrigante composizione, un racconto che dà anche il titolo a una racconta uscita in America nel 2002. When the Women Came Out to Dance (ovvero Quando le donne ballano, come è stato tradotto da Newton Compton nella raccolta Millenium Thriller del 2011).

leonar1La trama è assai semplice. Ginger Mahmood, moglie di un chirurgo plastico pakistano a Palm Beach in Florida, vive un’esistenza assai noiosa. È una ex-spogliarellista. Il Dottor Mahmood la conobbe e ne rimase folgorato durante uno dei suoi spettacoli. “Dopo la quarta volta che mi veniva a trovare”, spiega Ginger, “gli diedi quello che si dice un lavoretto di mano da un milione di dollari e diventai la signora Mahmood”. La passione del chirurgo per Ginger, però, non gli impedisce di tradirla con altre donne. Fino a quando lei decide di averne abbastanza e di porre fine al matrimonio. Il problema è che Mahmood è piuttosto pericoloso, troppo. “Sai cosa fa un ragazzo si stanca di sua moglie in Pakistan? La uccide dandole fuoco”. Ginger è forte, ma ha bisogno di aiuto per riconquistare la propria libertà. Assume Lourdes, una donna colombiana come assistente personale. Ginger conta sul fatto che Lourdes conosca proprio il tipo di personaggi sgradevoli che potrebbero causare una fine tragica alla vita di suo marito. Ma il suo comportamento passivo-aggressivo e la fiducia cieca in Lourdes (che fino alla fine non rivelerà la propria reale natura), ingabbierà Ginger in un legame che si rivelerà ancora più sinistro della minaccia che il dottor Mahmood rappresenta.

Bene, ora veniamo alle gemme. Cosa di utile possiamo portarci a casa da questa lettura? Prima di tutto lo stile della scrittura di Leonard, che è anche il suo marchio di fabbrica. Ritmo veloce, dialoghi laconici e folgoranti, un testo ridotto all’osso, senza inutili riempitivi, senza perdersi in estenuanti descrizioni dei personaggi. Solo la giusta quantità di dettagli utili per renderli vivi e veri.

«Ma dovrò fare anche delle cose per il dottor Mahmood?». La donna rossa, fumando la sigaretta, disse: «Cosa ti ha detto Viviana di lui?».

«Mi ha detto solo che non parlava molto».

«Viviana è una taglia quarantadue. A Woz piacciono giovani e snelle come serpenti. Quanto pesi?».

La moglie parla del marito, conosce i suoi tradimenti, le sue debolezze, e gli costruisce una trappola mortale. Nel testo, poco meno di dodici pagine, oltre ai dialoghi, vi è poco altro, le azioni soprattutto, i movimenti della danza preparatoria che le due donne devono compiere prima di giocare a carte scoperte.

E poi il registro.

«Laggiù è normale, da dove vengono loro. Un uomo si stanca della moglie in Pakistan? La brucia viva. O qualcuno lo fa al suo posto. Non sto scherzando, dice a tutti che la sua dupatta si è bruciata con i fornelli».

«Lourdes disse: «Ah! È per questo che non cucina?».

«Sì, anche per questo. Woz viene da Rawalpindi, una città dove quaranta donne al mese finiscono all’ospedale con terribili ustioni. (…) Se non muore, vive nella vergogna a causa del marito, quello stronzo che ha cercato di ucciderla e che poi la caccia dalla sua cazzo di casa».

Elmore Leonard circa 1990.È evidente che il tema è quello del conflitto tra uomo e donna, dell’imprevedibilità delle decisioni, dove però sono le donne a prendere l’iniziativa, ad affrontare la sfida (il duello) e ad averla drammaticamente vinta su mariti violenti e inadeguati.

Il clima è a tratti esilarante, allucinato. Tutto si gioca sul paradosso, il non detto. Le due protagoniste sanno fin dall’inizio come andrà a finire, per quale motivo si sono incontrate, ma giocano a impersonare un ruolo differente, si studiano, provocano, quasi flirtano. La signora fa finta che siano amiche, cerca benché goffamente di trattare la sua assistente da pari. Quest’ultima aspetta che sia la padrona a gettare la maschera, a dire dica chiaramente cosa vuole che lei faccia per liberarla dal marito. Fin qui tutto è finzione, teatro. O almeno lo è fino a quando decidono di condurre il gioco a carte scoperte. A questo punto, anche il tono e il registro della narrazione cambiano, e la natura delle due donne emerge chiaramente in superficie.

«Ci siamo sposati… dopo due anni avevo il visto ed ero stanca di essere massacrata di botte».

La rossa fece: «Hai dovuto ingoiare parecchi rospi del cazzo, vero?» e questa volta fece una pausa prima di aggiungere: «Quanto costa un carico di cemento al giorno d’oggi?».

Da qui in poi tra le due donne frasi sempre più brevi, domande e risposte secche e rapide come colpi di un revolver. Come si usa nelle contrattazioni commerciali. Non c’è bisogno di perdere tempo: io so fare qualcosa che ti interessa, dimmi quanto sei disposto a pagare, e io deciderò se sono disposto a farlo. Punto e basta non serve parlare di altro.

«Capisci il motivo, no? Ho il terrore di rimanere intrappolata nel fuoco. Lui si accende un sigaro e io lo guardo terrorizzata».

Cercava scuse, delle giustificazioni.

«Non dobbiamo parlare di lui», disse Lourdes. «Lei paga tutti in anticipo e non ne riparleremo più. Non paga? Non ne parliamo comunque».

Concludiamo sottolineando la trovata semplice ma molto efficace, da vero maestro: l’uso della frase del titolo come filo conduttore del racconto. È ispirata a un passaggio biblico. Il versetto ventuno del Libro dei Giudici. Narra di uomini che aspettano nascosti che le figlie di Silo escano durante una festa per ballare in coro, così da poterle rapire e costringerle a sposarli. La protagonista del racconto di Elmore Leonard è una ballerina, o almeno lo era. È stato così che si è conquistata il proprio uomo, una nuova vita. Solo che ha fatto male i conti col destino. Perché sarà a costretta a ballare di nuovo, perché è così che si concluderà la sua vita. Alla fine di tutto, infatti, gli stessi assassini che le hanno levato di torno il marito, verranno a cercare lei, per vederla ballare un’ultima volta.

Samuel Giorgi

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