L’autore

chi è Samuel Giorgi?
Samuel per cover

Non ha paura del buio, non si addormenta con la luce accesa dopo aver controllato sotto al letto, non fantastica sulla malvagità che può arrivare da altri pianeti o impadronirsi dello spirito selvaggio di animali o strumenti meccanici costruiti dai terrestri.

Molto più semplicemente dietro alla sua scrittura si nasconde il gusto per tutto ciò che nel quotidiano può trasfigurarsi e divenire pauroso, per quei piccoli dettagli che anche da grande ti fanno tremare lungo la strada dal soggiorno alla tua stanza, che da bambino ti fanno dubitare della sanità mentale dei tuoi genitori, e qualche anno dopo della persona che ti dorme accanto. Insomma, quel non so che che nelle notti insonni ti fa immaginare che mamma o papà (o la tua compagna) possano arrivare dal buio impugnando coltelli affilati e mazze di ferro.
L’esordio nella scrittura di SG si potrebbe spiegare con il non poter fare a meno di assecondare la paranoica ossessione di trovare lo ‘strano’ e il folle, l’orrido e il malvagio nello sconosciuto incrociato per strada o al bancone del bar. Oppure nel vicino di casa, quello burbero e silenzioso, quello che ti fissa di nascosto sull’ascensore, magari quello che ti insulta se porti il cane sotto alle sue ‘sacre’ finestre, o quello che brontola e impreca picchiando i pugni sulla porta se l’ascensore tarda un istante di troppo… Chi lo dice che in realtà dietro quegli sguardi carichi di risentimento e indifferenza, dietro quei fastidiosi tic, non si nasconda uno spietato assassino? Che nel pavimento della sua cantina non vi siano stipati cadaveri e diari segreti? Che dietro il sorriso innocente di un’innocente vecchina curva sui sacchi della spesa non si celi un oscuro mistero di morte? In fondo, chi di noi, seduto sulla metropolitana, fissando una coppia di giovani e gaudenti amiche non ha fantasticato che potessero essere due sanguinarie sicarie di ritorno da una missione di sangue?

Samuel Giorgi e la scrittura

Ha iniziato tardi a scrivere. Tardi per cosa? Boh, tutti confessano di aver iniziato a scrivere prima ancora di aver emesso la prima parola. Lui ha vergato il primo “c’era una volta…” a trentanove anni…. Cosa ha fatto nel frattempo? Letto, vissuto, amato, osservato, fantasticato, spiato… portato a passeggio la cagnetta Joyce (pace all’anima sua) in anonimi cortili di case popolari della periferia sud di Milano.
L’illuminazione è arrivata un’estate di qualche anno fa. Doveva iniziare a scrivere. Ha comprato una minuscola moleskine e una bic nera, e si è seduto ai giardini della stazione di Pietrasanta in Versilia. Aspettando che Joyce si decidesse a fare quel che doveva, oltre a loro solo un clochard e il suo carrello della spesa colmo. Ha iniziato a immaginare una storia che gli facesse paura.
Tutto è iniziato così.
Ora scrivere è diventato un bisogno fisico, una dolce e inebriante dipendenza.
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